Betlemme, Natale oltre il muro

Betlemme, Natale oltre il muro

 Articolo pubblicato su Il Mattino del 4 dicembre 2016

Betlemme porta i segni dell’occupazione. Il muro costruito da Israele per isolare la Cisgiordania e i territori palestinesi, circonda anche la città dove Gesù nacque, secondo la tradizione, esattamente 2016 anni fa. Una torretta si innalza dove la muraglia di cemento, sormontata dal filo spinato, forma un angolo. Da lì sopra i soldati israeliani, armati di mitra e occultati da vetri oscurati, controllano uno dei varchi e una parte dei quartieri di Betlemme. Quartieri arabi: qualcuno abitato da popolazione di religione islamica, la maggior parte da popolazione cristiana. Da lì sopra, dall’alto della barriera di separazione, si vede in lontananza anche il campanile della basilica della Natività. Più lontano ancora biancheggiano le case di Har Gilo, la colonia ebraica in territorio palestinese e a ridosso della città di Cristo, che ha continuato ad espandersi negli anni, nonostante gli insediamenti siano dichiarati illegali dalla comunità internazionale.

Betlemme – l’antica Bet Lehem, la «casa del pane» – si trova lungo la linea di un conflitto che dura da settanta anni. Nel 2002, durante la seconda Intifada, perfino la basilica della Natività venne tenuta sotto assedio per oltre un mese dall’esercito israeliano, dopo che un gruppo di militanti palestinesi si era rifugiato nella chiesa. Alla fine otto palestinesi furono uccisi e un monaco armeno venne ferito. Gli altri palestinesi che si arresero, vennero esiliati. La statua della Madonna colpita e sfregiata da un colpo d’artiglieria israeliano, divenne il simbolo della città violentata. Ma la scommessa è ora fare (e sviluppare) turismo proprio qui: nonostante l’occupazione. «E non solo qui a Betlemme o a Gerusalemme, dove il turismo religioso ha una lunghissima tradizione – spiega Sami Khoury, dell’Istituto del Turismo dell’università di Betlemme – ma anche in altre città palestinesi, dove la realtà è anche più difficile: penso a Hebron, Ramallah, Nablus, Jenin, Jerico, Qalqylya, Tulkarem… È un progetto ambizioso, ma la Palestina è una terra ricca di storia, cultura,archeologia,bellezzenaturali: una risorsa che non vogliamo trascurare». E Gaza? La Striscia di Gaza resta fuori? «No, anche Gaza rientra nei nostri piani – dice Sami Khoury – ma lì, per ora, parliamo di “zona turistica d’attesa”». Il target al quale si punta è il cosiddetto «turismo d’esplorazione»: quello di chi non si accontenta di rinchiudersi tra le mura di un hotel, ma vuole vivere a contatto con la gente e la cultura del luogo.

Il turismo ai tempi dell’occupazione: a crederci è anche l’Unione Europea, che tra le località del Mediterraneo dove promuovere i centri storici ha scelto proprio Betlemme, finanziando un articolato programma di interventi elaborato da Future of our past (Il futuro del nostro passato) che ha messo in rete istituzioni, università e centri culturali di Palestina, Malta, Egitto, Libano, Spagna e Italia. L’obiettivo è diffondere l’«albergo comunitario», formula che si basa sulla ristrutturazione e il riutilizzo di case e appartamenti storici per fittarli ai visitatori. Simone Bozzato, segretario generale della Società Geografica Italiana, è il coordinatore del progetto Future of our past .Èquia Betlemme per una missione che coinvolge operatori turistici italiani, spagnoli e maltesi. Spiega: «L’albergo comunitario è qualcosa di profondamente diverso dall’albergo diffuso. L’albergo diffuso nasce per iniziativa di un unico proprietario o di un’unica società, che ristruttura e adatta vecchie abitazioni per trasformarle in un hotel dove stanze e servizi sono distribuiti in più edifici. L’albergo comunitario coinvolge invece intere comunità locali. In genere sono famiglie che mettono a disposizione un loro immobile abbandonato o anche solo alcuni locali della propria abitazione. Finanziamenti europei, in parte a fondo perduto, servono per le ristrutturazioni. A Betlemme è stato avviato proprio il progetto-pilota: riguarda per ora una quindicina di edifici storici per circa settanta posti letto». Seguiranno altri interventi nelle nazioni interessate: in Italia riguarderanno la costiera amalfitana (i villaggi di Furore e Scala) e la città di Matera.

Strette stradine di pietra, dove s’affacciano case sormontate da archi di roccia, si inerpicano lungo la collina di Betlemme. Intorno alla Piazza della Mangiatoia, dove si trova la basilica della Natività – fatta edificare dall’imperatore Costantino nel 323 e ampliata da Giustiniano nel 531 nel luogo in cui si ritenne che si trovasse la grotta dove nacque Gesù – si snodano i vicoli con le botteghe artigiane e i negozietti per turisti. Nelle strade già risuonano i canti e le musiche di Natale. Padre Artemio Vitores Gonzalez, francescano, è un ometto piccolo e rotondo. È il Frate Guardiano della basilica della Natività. Distribuisce le candele prima della cerimonia che si tiene ogni giorno nella Grotta della Mangiatoia. «Il conflitto che ha dilaniato questi luoghi – dice pesa come un macigno. Ma i fedeli continuano a venire da tutto il mondo, per pregare nei luoghi dove nacque Gesù». Il 24 dicembre, il 6 gennaio e il 18 gennaio, i patriarchi cattolico, greco-ortodosso e armeno attraverseranno insieme, come ogni anno, la Via della Stella (quella che seguirono i pastori e i Magi) per celebrare la nascita di Gesù Cristo.

Al Najareh, al Farahiyeh, al Anattreh, al Tarajmeh, al Qawawsa, Hreizat, al Fawaghreh: sono i quartieri di Betlemme carichi di storia, di magia e di leggenda, che incorniciano la Piazza della Mangiatoia. Giungono fino alla piazza dove un monumento ricorda Yasser Arafat e le decine di «martiri» di Betlemme, «caduti nella lotta di liberazione della Palestina». Le case che formano l’«albergo comunitario» spuntano dentro cortili che pullulano di bambini dagli occhi neri che si rincorrono tra urla e schiamazzi. «È questa gente, sono queste storie – dice Simone Bozzato che vanno conosciuti per capire davvero la cultura e le tradizioni di questi luoghi».

Betlemme, intanto, Betlemme circondata da un muro, prepara il suo Natale.

http://www.futureourpast.eu/en/sponsor/