Betlemme e il suo “Albergo di comunità”

Betlemme e il suo “Albergo di comunità”

L’accoglienza nel luogo che ha “accolto” la nascita di Gesù Cristo

 

  1. Il contesto progettuale (Il progetto transnazionale “Future of Our Past”)

I centri storici dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, in quanto depositari di larga parte del patrimonio culturale, materiale ed immateriale, di questa regione geografica – di certo il più ampio e diversificato «bacino» di offerta culturale al mondo – presentano un potenziale di attrazione turistica ancora largamente inespresso. Lo sviluppo turistico ha infatti interessato prevalentemente la fascia costiera e anche quando ha interessato le città costiere, i centri storici raramente ne hanno beneficiato.

Inoltre, la matrice spesso esogena degli investimenti turistici ha fatto sì che le comunità locali non solo non hanno beneficiato delle ricadute economiche prodotte dal turismo, ma ne hanno addirittura subito le conseguenze negative come l’espulsione dai centri storici, l’aumento del costo della vita e la perdita dei riferimenti identitari. Non di rado, infatti, la «turisticizzazione» dei centri storici, si è accompagnata ad una mistificazione dei luoghi e dei valori identitari con riflessi negativi tanto sulla popolazione locale, quanto sulla stessa attrattività turistica dei centri storici, posto che il turista si muove sempre più per esperire l’autenticità dei luoghi e rifugge le mistificazioni. Il progetto Future of Our Past – finanziato dall’UE nell’ambito dell’iniziativa ENPI CBC MED intende promuovere nei centri storici della regione mediterranea un modello alternativo di sviluppo turistico basato sul coinvolgimento delle comunità locali, sul rispetto dei valori identitari del luogo e sulla riduzione dell’impatto ambientale derivante dall’uso turistico del territorio. In virtù di un partenariato ampio e qualificato che abbraccia le tre sponde del Mediterraneo con la presenza di Università, Enti di ricerca, Imprese ed Agenzie di sviluppo, il progetto mira a sviluppare un insieme integrato di azioni pilota in un primo insieme di centri storici, facendone i primi anelli di una catena internazionale che si spera possa arrivare a coinvolgere sempre più città mediterranee fine a diventare una realtà di successo nel panorama turistico mediterraneo e restituire così centralità a quello che è la sua più grande risorsa attrattiva: le sue culture.

L’azione pilota del progetto Future of Our Past è rappresentata dalla realizzazione di un albergo di comunità nel centro storico di Betlemme: uno dei luoghi più rappresentativi del bacino del Mediterraneo.

 

  1. Il contesto territoriale (Betlemme e il suo territorio)

Betlemme è la città sviluppatasi attorno al villaggio in cui secondo la tradizione evangelica nacque Gesù Cristo ed è dunque un luogo sacro per tutta la cristianità e come tale meta di pellegrinaggi da tutto il mondo. Il suo sviluppo turistico è legato alla presenza della Basilica della Natività edificata sulla grotta in cui si vuole la Madonna abbia dato alla luce il Salvatore. La  Basilica sorge ai margini del centro storico, ma le funzioni turistiche, in particolare quelle ricettive, sorgono quasi tutte al di fuori dell’antico nucleo urbano che è rimasto largamente ai margini di questo sviluppo turistico. La città è la capitale dell’omonimo Governatorato e rientra nei territori amministrati dall’Autorità Nazionale Palestinese. Il territorio, nonostante l’enorme potenziale attrattivo, ha visto una progressiva contrazione della popolazione palestinese, tanto quella di religione cristiana, quanto quella di religione islamica a causa delle difficoltà economiche ed occupazionali.

 

  1. L’albergo di comunità

L’albergo diffuso è una struttura ricettiva che, diversamente dalle altre tipologie alberghiere e pur offrendo servizi che lo assimilano ad esse, dispone di camere e appartamenti distribuiti all’interno di un predefinito territorio di raggio solitamente contenuto – 200/300 m di raggio – per favorire gli spostamenti tra le camere e il centro di accoglienza in cui sono concentrate le altre funzioni alberghiere. Come nel caso di Betlemme, la maggior parte di questi alberghi si sviluppa all’interno di un centro storico sfruttando in termini attrattivi questa sua localizzazione, ma contribuendo a sua volta alla valorizzazione turistica del centro stesso, anche attraverso il recupero del suo patrimonio edilizio.  L’albergo in corso di realizzazione a Betlemme, emula tutte le qualità distintive degli alberghi diffusi appena richiamate, ma si differenzia da esse in quanto tanto la proprietà delle unità immobiliari utilizzate con finalità ricettive, quanto la gestione dell’attività ricettiva stessa è affidata alla comunità locale – di qui la definizione di “Albergo di comunità”.

 

L’albergo di comunità di Betlemme si compone di una struttura centrale costituita dal CSA, Centro Servizi di Accoglienza (Accomodation Centre) e da un numero variabile di camere ed appartamenti distribuiti all’interno del centro storico con una capacità ricettiva complessiva di circa 70 posti letto.

 

Fig. 1 – Albergo di Comunità

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Fonte: FOP

 

CSA Centro Servizi di Accoglienza

All’interno del CSA vengono svolte oltre alle tradizionali funzioni di front office e di back office, anche altre funzioni a supporto della clientela e degli operatori turistici associati. Il CSA dispone infatti di un corner informativo sulle risorse attrattive del centro storico e dell’intorno geografico; di una sala attrezzata a per presentazioni, meeting ed altri eventi ad uso dei clienti e degli operatori associati; di una piccola biblioteca dedicata alla cultura locale e al territorio; un numero variabile di postazioni informatiche. Presso il CSA è anche possibile noleggiare dei tablet con funzioni di audioguida territoriale. Il CSA dispone inoltre di un deposito con il materiale per la gestione delle camere.

Altra funzione fondamentale del CSA è quella di fungere da sede legale e centro operativo del Network Turistico Locale (NeTuL) che è la struttura a cui è affidata la promozione coordinata di tutta l’offerta turistica locale che vi ha aderito, ivi compreso l’Albergo di comunità.

 

Ricettività diffusa

La ricettività è costituita da camere/appartamenti con servizi, accesso indipendente, ubicate all’interno di unità immobiliari del centro storico e messe a disposizione dell’albergo dai proprietari delle unità immobiliari con un rapporto di compartecipazione (quota sul prezzo della camera). La pulizia e la sistemazione delle camere/appartamenti sono centralizzate.  L’albergo diffuso ispeziona periodicamente le camere per verificare la rispondenza delle stesse agli standard qualitativi definiti nel contratto e riportati nel manuale di qualità. Tutte le camere sono ubicate nel centro storico e, prevalentemente, in immobili che ripropongano i caratteri tipici dell’architettura locale. Tutte le camere devono in ogni caso esse raggiungibili dal CSA a piedi in non oltre dieci minuti.

 

Convenzioni

L’albergo diffuso opera con apposite convenzione con un insieme di imprese locali a cui demanda l’erogazione di servizi aggiuntivi rivolti alla propria clientela e che fanno parte del Network Turistico Locale:

  • convenzioni con imprese della ristorazione operanti nel centro storico e nelle aree urbane ad esso contigue per l’offerta a prezzi concordati di servizi ristorativi da inserire nei pacchetti “pensione completa”, “mezza pensione”, B&B;
  • Convenzioni con esercizi commerciali “tipici” per la vendita a condizioni particolari dei prodotti tipici alla clientela dell’albergo diffuso;
  • Convenzioni con imprese/enti che propongono servizi ricreativi o culturali per l’erogazione degli stessi a prezzi concordati alla propria clientela.

 

Fig.2 – Il Network Turistico Locale che ruota intorno lo Scattered Hotel

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Fonte: FOP

 

Gestione

L’albergo diffuso viene gestito attraverso una struttura societaria le cui quote sono detenute dai proprietari che hanno messo a disposizione le proprie camere per comporre l’offerta ricettiva dell’albergo stesso  e dagli operatori  che hanno deciso di entrare a far parte del Network Turistico Locale impegnandosi ad erogare alle condizioni stabilite dal network servizi ricettivi, pararicettivi e complementari alla clientela turistica.

 

  1. La possibilità di coinvolgere altre municipalità

 

L’Associazione “The Most Beautiful Villages of Palestine” – dopo aver aderito alla rete mediterranea delle municipalità che intendono promuovere lo sviluppo turistico sostenibile dei propri centri storici, riportando al centro dello sviluppo la popolazione locale – ha deciso di mettere a disposizione del Dar Al-Kalima College – il partner palestinese del progetto Future of Our Past che è attualmente impegnato nella realizzazione dell’albergo diffuso – delle unità immobiliari di grande rilevanza storico-architettonica site in due delle municipalità più belle di questa regione della Palestina, a pochi chilometri da Betlemme, una delle città più care alla cristianità. Le due municipalità in questione sono Beit Sahour e Battir. Beit Sahour ( بيت ساحور ) sorge a pochi chilometri ad est di Betlemme – e, come quest’ultima,  ricade nei territori amministrati dall’Autorità Nazionale Palestinese. La maggior parte della popolazione è di fede cristiana (circa l’80%), mente il resto della popolazione è di fede islamica. È qui, stando a quanto riportato dai Vangeli, che un gruppo di pastori ricevette la visita di un angelo che annunciava loro la nascita di Gesù. Ed è sempre qui che secondo la tradizione la madre di Costantino fece costruire nel luogo oggi conosciuto come “la grotta del pastore” una struttura di culto e di preghiera. Il valore storico-culturale del centro storico, di cui è incominciata in questi anni l’opera di recupero e valorizzazione, e nondimeno la vicinanza a Betlemme, ne fanno un sito di grande rilevanza turistica di cui non sono state sin qui sfruttate appieno le potenzialità di sviluppo.

A Beit Sahour l’Associazione “The Most Beautuful Villages of Palestine” attraverso la Municipalità ha messo a disposizione dell’albergo diffuso 15 camere per un totale di 38 posti letto. Le camere sono ubicate in immobili di interesse storico all’interno del nucleo insediativo originario e nelle sue immediate vicinanze. Le altre unità immobiliari si trovano invece a Battir (بتير‎) un piccolo villaggio agricolo a soli 7 chilometri a sud di Betlemme che nel 2014 è stato inserito dall’UNESCO nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità. Il villaggio sorge in posizione panoramica al di sopra della valle che segnava dopo il primo confitto arabo-israeliano la linea di confine tra Israele e la Giordania, ed è famoso per il suo sistema di terrazzamenti e di canalizzazioni che risalgono addirittura all’epoca romana e che consentono ancor oggi lo sviluppo di una fiorente attività agricola. Il riconoscimento dell’UNESCO ha consentito di evitare che gli israeliani costruissero al di sotto del villaggio un muro a tutela della linea ferroviaria che corre nella valle sottostante con un effetto devastante tanto sul piano paesaggistico, quanto sul piano socio-economico, in considerazione del fatto che la popolazione di Battir trae dalla coltivazione dei terrazzamenti il proprio sostentamento economico ed ha in essi il proprio riferimento identitario. L’albergo diffuso può contare a Battir su ben 13 camere per un totale di 30 posti letto. Anche qui la maggior parte delle camere è stata ricavata da antiche abitazioni in pietra con una splendida vista sulla valle.

Quello che viene a configurarsi è un albergo diffuso o più correttamente “di comunità” – perché creato dalla comunità locale attraverso il conferimento o delle proprie stesse abitazioni o di strutture di proprietà pubblica che ricadono sotto il controllo della comunità locale – con più sedi operativa, una per ciascuno dei centri storici del comprensorio turistico-territoriale che ha in Betlemme il suo principale centro attrattivo e in cui, non a caso, sosi è progettato di realizzare l’accomodation center.

È superfluo sottolineare che una struttura ricettiva così ramificata consentirebbe non soltanto di redistribuire il flusso turistico che è attualmente concentrato nella sola Betlemme, ma anche di promuovere la valorizzazione attrattiva di quelle municipalità che sono rimaste fino ad oggi al d fuori dello sviluppo turistico di quest’area dei Territori Palestinesi.

Un risultato che, se dovesse realizzarsi, consentirebbe di accrescere il valore strategico del progetto Future of Our Past e mostrare appieno la sua capacità di concorrere fattivamente alla promozione di un turismo sostenibile nei centri storici della regione mediterranea.

http://www.futureourpast.eu/en/sponsor/